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Paolo Maldini, 900 volte Milan

Questa volta non torna indietro, questa volta Paolo Maldini ha deciso di smettere e di attaccare al 'famoso' chiodo, i famosi 'scarpini', una decisione che arriva dopo la bellezza di 25 campionati di serie A. La prossima domenica, il campionato presenta un Udinese-Milan, che al di là della statistica legata alla stagione in corso, rappresenta un momento incredibile per il capitano rossonero, avviato al ritiro a fine stagione, ma prima passando là, da dove la sua fantastica carriera ha avuto inizio: era il 20 gennaio 1985, quando un ragazzino di 16 anni, seduto in panchina, si sentì chiamare da Nils Liedholm, allora allenatore del Milan, che lo fece entrare al posto di Sergio Battistini, ma soprattutto lo fece esordire in serie A, regalando al calcio italiano e non solo, uno dei più grandi campioni. Capitano, figlio di capitano
Paolo Maldini è uno che nel Milan doveva entrarci per forza, un segno del destino. Non è sempre vero, anzi spesso vale esattamente il contrario, che un figlio d'arte possa intraprendere la carriera paterna e con ugual risultato. Paolo sì, quella sua trafila nelle giovanili rossonere, iniziata all'età di 10 anni, dopo che un certo signor Fausto Braga, talent scout del Milan, fece provare quel ragazzino che poi prese in rossonero. Davanti un padre famoso, uno che aveva alzato la Coppa del Campioni, un capitano del Milan. Non è mai facile confrontarsi con un padre campione, spesso si cede, si rinuncia o si esagera, che è poi la stessa cosa, ma Paolo Maldini, penso si possa dire senza offendere Cesare, ha di gran lunga superato il padre, nella carriera e nella storia rossonera. Un capitano, figlio di capitano, che ha saputo ricoprire quel ruolo con la semplicità e la forza dei grandi. Oggi possiamo raccontarci quello che vogliamo sul portare quella famosa fascia al braccio, ma nella letteratura del calcio, il capitano resta qualcosa di particolare e indossare quel pezzo di stoffa , significa essere molto di più della prima voce del coro in campo, significa rappresentare una maglia, essere l'identità di una squadra e spesso, quando si è veri capitani, lo si è senza clamori. Quando sei un vero capitano, la curva lo sente e lo riconosce. Chiedere a Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Javier Zanetti e ,superando i confini, a Steven Gerrard, John Terry, Carles Puyol e molti altri. Paolo Maldini ha ereditato questo ruolo da un altro giocatore simbolo del Milan, Franco Baresi, che a sua volta lo raccolse da un certo Gianni Rivera. Capitani, capitani del Milan, che hanno legato la loro vita e la loro storia calcistica ai colori rossoneri. Un ruolo che supera stagioni, successi, sconfitte, presidenze varie: il capitano e basta. Da quell'Udinese in poi
25 campionati giocati e con la prossima partita proprio contro l'Udinese, ben 900 partite ufficiali in maglia rossonera, 7 Campionati italiani, 5 Supercoppe italiane, 1 Coppa Italia, 5 Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 5 Supercoppe Europee, 1 Mondiale per club. 126 presenze in Nazionale, record assoluto, come record è il numero di partite con la fascia di capitano: 74. E' l'unico giocatore insieme a Francisco Gento ad aver disputato 8 finali di Coppa Campioni/Champions League e cosa davvero curiosa per un difensore, risulta essere il marcatore più veloce in una finale di Champions League con il gol dopo 52'' nella tragica serata di Istanbul nel 2005 contro il Liverpool. Numeri, numeri, che spesso appaiono freddi, ma che ci fanno rendere conto come Paolo Maldini sia la storia del Milan e del calcio dell'ultimo trentennio. Da quel gennaio di 24 anni fa, in quell'unica presenza stagionale raccolta contro l'Udinese, il giovane ragazzino, figlio di Cesare, ne ha fatta di strada, diventando uno dei difensori più forti del mondo e nel 1997 ha ereditato la fascia di capitano da Franco Baresi e da allora è la bandiera e il simbolo della squadra della sua città, quella nella quale è nato e cresciuto. Una storia che ogni ragazzo vorrebbe vivere e che in tanti sognano, ma che Paolo Maldini ha visto realizzarsi, tanto che lui stesso un giorno ha detto: "Se da bambino mi fossi scritto una storia, la storia più bella che mi potessi immaginare, l'avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo." L'essenza del campione con la C maiuscola non è solo nella tecnica, nel talento, nella forza in campo, ma nella classe, nello stile, nella misura. Per Maldini mai una polemica, mai qualcosa troppo fuori dalle righe, mai una sceneggiata in campo, ma decisione, fermezza e rispetto degli avversari. Un valore che gli viene riconosciuto da tutti, soprattutto dagli avversari. Il compianto Giacinto Facchetti, altro mitico difensore nella storia del calcio, di lui diceva "L'unico difetto che posso trovare in Maldini e quello che gioca nel Milan". Il patto con il Diavolo, ma qui gioca in casa..
La difesa rossonera quest'anno ha avuto un uomo dal rendimento sopra tutti gli altri, è un ragazzino nato il 26 giugno 1968. Dopo un paio di stagioni nelle quali Maldini ha sofferto fisicamente e nelle quali era ricorrente la possibilità di un addio a fine anno, nel finale della passata stagione la forma è tornata al top e dopo l'eliminazione in Champions da parte dell'Arsenal e la mancata qualificazione per quella successiva, il capitano ha deciso di proseguire ancora per la durata di un torneo, facendo ricredere anche i piu scettici. C'è chi sussurra abbia fatto un patto con il Diavolo, ma chi altri potrebbe se non il capitano, che la casa del "Diavolo" l'ha sempre frequentata, fin da quando è nato e con maggior fequenza dai dieci anni in avanti. Scatto, gioco aereo, anticipo, il capitano ha mostrato di esserci sempre e ancora e qualcuno ancora non crede che a fine stagione lascerà, ma la serietà che ha sempre contraddistinto questo ragazzo bravo e fortunato, sta nel fatto che ciò che è stato detto, sarà e il 31 maggio, al termine di Fiorentina-Milan, il numero 3 nel Milan cesserà di essere indossato, così come è stato fatto per il 6 di Franco Baresi. Nessuno potrà mai più indossare la maglia del capitano, a meno che uno dei figli di Paolo, arrivi a giocare in serie A e nel Milan. Chi dopo di lui ?
Il Re è morto, viva il Re. Sì, ma chi sarà il nuovo Re che indosserà la corona di capitano nel Milan che verrà? Per anzianità spetta ad Ambrosini; per cuore, carisma e anche per un sorta di investitura della curva, l'indiziato è Gennaro Gattuso; si è parlato anche di Kakà, uomo immagine del Milan degli ultimi anni, capace di portare questa squadra, insieme a tutti i compagni, ma lui più di altri, ancora una volta ad alzare coppe e trofei. Una successione che si preannuncia 'scomoda' per chiunque avrà il compito di essere il capitano, quando chi ha appena lasciato è stato il Capitano. E Maldini che farà? Lui che per tutti questi anni, prima di tutti arrivava a Milanello per allenarsi, che ha costruito insieme a tanti compagni (uno di questi siede sulla panchina del Milan) la storia del calcio, che ha alzato Coppe, trofei, ricevuto riconoscimenti di ogni tipo, tranne uno, quel Pallone d'oro che, forse, è il suo unico ramamrico. Che farà Maldini ? Non si è ancora capito, ma sicuramente resterà all'interno della società, perchè come ha detto un giorno Adriano Galliani: "Maldini non è l'emblema del Milan, lui è il Milan".

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